La figura del caregiver è sempre più diffusa e indispensabile, tuttavia vi è ancora molta confusione per quanto riguarda la sua esatta definizione, il suo inquadramento a livello legislativo ed i suoi compiti.
Tutti gli anziani, chi più chi meno, necessitano di compagnia e di assistenza. A nessuno piace dipendere da qualcun altro, ma ricordiamoci che a tutti può capitare. A questo punto subentra il cosiddetto caregiver, che con amore si prende cura di chi ne ha bisogno senza farglielo pesare.
Definizione
È bene quindi fare chiarezza su questa figura cardine della società contemporanea. Secondo la legge 104, si definisce caregiver colui che rientra in una di queste categorie:
- Familiare convivente con l’assistito che gli/le offre un servizio in forma gratuita e continuativa nel tempo;
- Convivente con l’assistito senza legame di parentela, solitamente con un contratto → opzione meno comune.
Si evince che un requisito fondamentale è vivere insieme all’assistito per prestare un ausilio quotidiano e duraturo.
La badante assiste un anziano dietro compenso, su richiesta dei familiari dello stesso e non deve per forza conviverci. Il caregiver invece può essere esclusivo o multiplo, è solitamente un membro della famiglia e si occupa di una persona altrimenti non autonoma, colpita da una disabilità o da una patologia inguaribile, invalidante e degenerativa che rende necessario l’ausilio di una persona.
Missione e compiti
Come detto, il prestatore di cura dovrà vivere con l’assistito, generalmente una persona a cui è legato, e aiutarlo quotidianamente con costanza nel tempo.
Tra i suoi principali doveri troviamo dunque: stare accanto al malato soddisfacendo sia le sue necessità fisiche e igieniche che psicologiche, come il ricevere affetto e compagnia, alleviare il suo dolore tramite la somministrazione di cure palliative ogni giorno, provvedere a rendere l’ambiente casalingo pulito ed accogliente, occuparsi del disbrigo di pratiche burocratiche, pagamenti e commissioni varie.
Inoltre il caregiver svolge l’importante compito di interfacciarsi con gli operatori socio-sanitari professionisti, riferendo loro le reazioni alle cure palliative domiciliari, l’andamento della patologia ed eventuali problematiche che possono insorgere in ambito domestico. Non avendo particolari competenze sanitarie, è fondamentale che il caregiver stesso si senta supportato da medici ed infermieri, i quali sono tenuti a spiegargli il funzionamento dei macchinari ad uso casalingo, alcune manovre per spostare e/o lavare l’assistito e le modalità di somministrazione dei farmaci.
Va da sé che il compito del caregiver sia particolarmente complesso e delicato. È normale infatti che assistere ogni giorno un proprio familiare gravemente malato comporti un grande impegno fisico e forti ripercussioni a livello psicologico. Sono stati registrati numerosi casi di richiesta d’aiuto da parte di prestatori di assistenza che si sentono sopraffatti dalla responsabilità affidata loro, impotenti nei confronti della malattia del loro caro e preoccupati per il suo stato di salute precario. Questa apprensione implica ansia, irritabilità, talvolta insonnia e depressione, riassumibile nel termine inglese Burden, ossia “peso, fardello”.
È importante intervenire al manifestarsi dei primi sintomi, senza sottovalutarli o mettersi al secondo posto rispetto all’anziano, altrimenti rischiano di peggiorare fino a sfociare in una depressione invalidante. Inoltre questi sentimenti negativi possono ripercuotersi nella quotidianità del malato, preoccupandolo a sua volta o comunque peggiorando la sua condizione.
Il caregiver che si trova in questa situazione d’angoscia può confrontarsi con gli stessi operatori sanitari che già conoscono la situazione, o rivolgersi a uno dei tanti sportelli di ascolto gratuiti messi a disposizione dagli psicologi di tutta Italia, eccone alcuni:
- https://www.psicoterapiafunzionale.it/2019/01/sportello-gratuito-di-accoglienza-ascolto-funzionale-per-adulti-e-adolescenti/
- https://sportellotiascolto.it/
- O ancora presso la ASL del proprio Comune di residenza.
Infine nella quotidianità di ciascun prestatore di assistenza vanno previsti alcuni momenti di pausa e svago, nonché la richiesta a loro volta di aiuto, delegando dei compiti come le faccende domestiche o le commissioni ad altre persone di fiducia.
La legislazione
Negli ultimi anni la legge numero 104 del 5 febbraio 1992 ha permesso di riconoscere alcuni sostegni e agevolazioni ai caregiver, come ad esempio 3 giornate di permessi mensili retribuiti, alcuni giorni di congedo e la possibilità di richiedere la pensione anticipata. Inoltre in questo periodo storico è stata estesa la possibilità di vaccinarsi contro il Covid-19 a due caregiver per ciascuna persona fragile.
Al fine di richiedere l’accesso a questi benefici all’INPS, occorre innanzitutto dimostrare la disabilità cronica invalidante dell’assistito.
In Italia i caregiver sono perlopiù donne (74 %), in particolare mogli e figlie del malato. A seguire troviamo i figli adulti celibi e i coniugi. Coloro che ricoprono questo importante ruolo sono nella maggior parte dei casi disoccupati, considerando anche che questa attività occupa ben tre quarti della loro giornata. Si tratta infatti di un vero e proprio impiego. Ci auguriamo quindi che la legge italiana progredisca e stabilisca ulteriori vantaggi per chi decide di essere la figura di riferimento di un anziano in seria difficoltà.