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Come favorire un dialogo con l’anziano attraverso la comunicazione efficace

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Parlare con gli anziani Parlare con gli anziani Freepik @annastills

Sarà capitato a tutti di aver avuto difficoltà a comunicare con un parente anziano, lui non ascolta, lui non capisce, lui non si ricorda… tutta una serie di frasi molto comode che ci permettono o ci hanno permesso di toglierci il peso del fallimento del processo comunicativo. Ma se invece non fosse proprio così? Alla fine, per comunicare bisogna essere in due. Siamo così sicuri di aver fatto tutto come si deve?

Ecco i temi di cui parleremo in questo articolo

Le condizioni basilari per comunicare meglio

Partiamo proprio dalle basi, l’ambiente ovviamente. Eh sì… l’udito man mano che progredisce l’età va calando e questo non è un mistero, quindi siamo sicuri che siamo stati sentiti? Abbiamo un qualcosa da dire di importante?

  • Assicuriamoci che non ci siano troppi elementi interferenti nell’ambiente circostante.
  • Niente TV accesa, musica di sottofondo
  • Ridurre le distanze eccessive fra i due interlocutori

Questi micro accorgimenti tolgono entrambi da una situazione spinosa. Dal canto nostro il messaggio arriva con maggior facilità al nostro interlocutore, allo stesso tempo risparmia all’altro la pena di dire “non ho capito” o ancor peggio dirci di aver sentito mentre invece non era vero.

Costruire una relazione basata sulla fiducia

Un altro aspetto fondamentale a mio parere è, riprendendo proprio la frase “non ho capito”, siamo sicuri di aver creato una relazione con chi ci parla abbastanza sicura/accogliente da poter permettere all’altro di potersi sentire libero di dirla? Capita a tutti di non capire, ma non è possibile continuare una qualsiasi interazione se io non ho ben afferrato cosa l’altro mi stia dicendo e cosa stia succedendo.

Una pre-condizione è aver costruito nel tempo una serie di interazioni con l’altro che gli hanno permesso di sentirsi libero di dire “non ho capito” consente a chi sta parlando di riformulare il concetto (magari non si è stati chiari) e impedisce alla comunicazione di andare in stallo abbassando il senso generale di fiducia.

Come si costruiscono queste interazioni? Accettando l’altro e i suoi tempi, il suo non aver capito, senza apporvi alcun giudizio di sorta sopra, non siamo a scuola (ah e anche lì i professori sbagliano), chi non ha capito non è “stupido” ma è onesto, vuole capire cosa sta succedendo per essere un membro attivo di quello che sta accadendo.

Prestare attenzione al tono di voce

Il tono della voce contribuisce anch’esso alla comunicazione, un tono calmo e accogliente aiuta sia alla ricezione di quello che viene detto sia predispone all’ascolto. Allo stesso modo un tono aggressivo e incalzante aumenta il senso di minaccia incombente, indisponendo l’altro all’ascolto. In fin dei conti a nessuno piace essere attaccato, questo comportamento mette in atto una reazione arcaica nell’ascoltatore di attacco/fuga. In caso di risposta “attacco” ci si ritroverà davanti a risposte dello stesso tipo generate dall’irritazione dell’anziano che risponderà con lo stesso tono rendendo impossibile il comunicare. In caso di risposta “fuga” l’anziano metterà in atto comportamenti evasivi finalizzati alla conclusione quanto più rapida possibile dell’interazione minacciosa.

Il linguaggio del corpo

Ricordarsi dell’importanza del linguaggio del corpo, inteso come la postura la mimica facciale e gesti. Questi sono elementi integranti del discorso, bisogna essere quanto più autentici e spontanei (per non dire congruenti) fa quello che si dice e quello che si comunica con il non-verbale. Quello che si rischia, qualora non ci sia questo accordo fra il canale verbale e quello non-verbale è un messaggio confondente.

A cosa devo fare attenzione a quello che mi viene detto o quello che il corpo dell’altro mi comunica? Allo stesso modo, l’uso della mimica, della postura e dei gesti può essere uno strumento rafforzativo di quello che si dice, contribuendo enormemente al veicolare cioè che si vuole far arrivare all’altro. Basti pensare come il non-verbale arrivi molto più velocemente al nostro interlocutore proprio perché veicolato da un canale molto rapido e immediato ovvero la vista. Una postura aperta e accogliente, viene percepita fin da subito come apertura e disponibilità al dialogo, prima ancora che si inizi a parlare, informando l’altro che c’è molta più possibilità che lo scambio possa avvenire.

Anche lo sguardo veicola interesse, se è diretto sull’altro sottolinea un atteggiamento di “ci sono e hai la mia attenzione” rivolgerlo altrove o distoglierlo in continuazione crea delle fratture nel discorso e potrebbe instillare nell’altro il dubbio di non esser ascoltato e tenuto in considerazione.

Evitare elementi che bloccano la comunicazione

Per concludere ritengo che bisognerebbe evitare tutta quella serie di elementi che sono delle barriere alla comunicazione, ovvero elementi che rallentano, inibiscono o bloccano il processo comunicativo, innescando nell’interlocutore un senso di sfiducia. Queste 12 barriere sono state descritte da Thomas Gordon (1974) ma mi vorrei soffermare solo su 3 di quelle che ritengo più ricorrenti e che si usano involontariamente più di frequente nella conversazione con l’anziano. 

Il dare ordini, comandare, esigere: ciò comunica all’altro che i suoi sentimenti, emozioni, pensieri e comportamenti non sono adeguati e che chi parla sa cosa sia bene o male per l’altra persona. In questo modo si crea una relazione asimmetrica.

Il moralizzare, rimproverare, fare la predica: questo tipo di barriera crea un obbligo imposto e sensi di colpa e costringono la persona a sottostare al potere esercitato da idee e valori altrui. Questi messaggi sono difficili da “contrastare” perché spesso “nascosti” da frasi manipolative (lo faccio per te).

Distrarre e minimizzare: messaggi di questo tipo comunicano scarso interesse per il nostro interlocutore e per quello che sta tentando di dirci, è una mancanza di attenzione alle priorità e ai sentimenti dell’altro.

Con questi accorgimenti, penso che la comunicazione con l’anziano venga non solo sostenuta nel suo sviluppo, ma anche qualitativamente migliorata, in fin dei conti l’essere in contatto con l’altro è uno dei bisogni primari dell’essere umano, quindi perché non provare a rendere questo processo quanto più piacevole e stimolante per tutti?

Bibliografia

Gordon Thomas 1974 T.E.T. Teacher Effectiveness Training”, Editore: David McKay Company Inc, New York, New York, U.S.A