Case di Riposo ed RSA

Geriatriiko - Case di Riposo - Servizi Sanitari - Mobilità - Blog Anziani

Home Blog Aziende Accedi

Attività ricreative per anziani: quali benefici psicologici?

Scritto da
Attività ricreative: quali benefici psicologici? Attività ricreative: quali benefici psicologici?

Nella prospettiva dell’invecchiamento attivo, è interessante osservare la relazione positiva tra l’essere impegnati in attività fisiche e ricreative, svolte con regolarità, e i benefici percepiti dalla persona, sia per quanto riguarda la salute fisica che quella psicologica. La persona anziana, dopo una vita dedicata al lavoro e alla famiglia, nutre il forte bisogno di continuare a percepirsi utile e non abbandonata a se stessa. Infatti, non sono poche le persone in età avanzata che riportano una profonda sensazione di solitudine che, in alcuni casi, può evolvere in stati depressivi più gravi, con tutte le conseguenze che questi ultimi comportano.

Ovviamente, a causa dei normali cambiamenti biologici tipici del processo di invecchiamento, l’anziano necessita di una vita scandita da ritmi più lenti ma allo stesso tempo ricca di impegni.

Per tali ragioni, sono sempre più richieste le attività fisiche, ludiche e ricreative. Lo stesso aggettivo “ricreativo” ci rimanda al significato di divertimento e di distacco dal quotidiano. Infatti, questo tempo, se è vissuto positivamente dall’anziano, ha dei benefici anche sulla sua salute psichica e fisica.

Quali sono le attività ricreative per gli anziani?

Esiste una varietà di attività ricreative o di animazione per gli anziani la cui scelta è molto importante.

Tra le più utilizzate troviamo: la ginnastica leggera (possibilmente in gruppo), i lavoretti manuali di tutti i tipi che permettono di adoperare e manipolare diversi tipi di materiali, i balli e i canti, i momenti di incontro con parenti amici o altri ospiti della struttura.

L’attività fisica è l’attività ricreativa maggiormente praticata. Sono stati ampiamente dimostrati i benefici sulla riduzione dei sintomi depressivi e un miglioramento generale sul tono dell’umore e i livelli di autostima. In modo particolare, svolgere con regolarità un’attività fisica di lieve intensità, come le passeggiate, produce benefici non solo nelle abilità motorie ma anche in aspetti legati alle attività svolte nel quotidiano. Inoltre, se svolte in compagnia di amici o parenti o con gruppi organizzati, incrementano il livello di socialità, favorendo il benessere dell’anziano anche dal punto di vista emotivo e psicologico.

Abbiamo già parlato dell'attività fisica in questo articolo di approfondimento: https://www.geriatriko.com/salute-benessere-anziani/importanza-della-ginnastica-per-anziani

Ci sono alcune attività, più o meno specifiche per le persone con demenza, che hanno l’obiettivo di stimolare la sensorialità attraverso il coinvolgimento della sfera emotiva e affettiva. Per esempio, si è visto che l’arteterapia permette alla persona con demenza di esprimere creativamente il proprio vissuto, stimolando emozioni e ricordi di natura prevalentemente autobiografica. Questa attività ha effetti positivi sul tono dell’umore, soprattutto se svolta in gruppo, perché consente all’anziano di avere uno spazio di autodeterminazione e operare delle scelte. Inoltre, il processo creativo rappresenta una forma alternativa di comunicazione con i familiari e i gli operatori sanitari. Benefici simili sono stati trovati anche per quanto riguarda l’utilizzo della musicoterapia, che utilizza il suono come strumento e mezzo di comunicazione non verbale, migliorando i livelli di benessere percepito, solitamente osservato o riferito dai caregivers (De Beni & Borella, 2015).

Molto utilizzate negli ultimi tempi in associazione alla terapia farmacologica, sono le tecniche della touch therapy che prevedono massaggi specifici in grado di trasmettere conforto, facendo sentire la persona accolta. I massaggi, riducendo il cortisolo (l’ormone dello stress), liberando le endorfine (analgesici naturali) e aumentando i livelli di ossitocina contrastano l’ansia, l’agitazione e la depressione. Infine, l’aromaterapia sembra promuovere il rilassamento e favorire il sonno, garantendo una migliore gestione del dolore e una riduzione della sintomatologia depressiva (De Beni & Borella, 2015).

Come scegliere l’attività ricreativa?

La scelta dell’attività ricreativa più adatta per l’anziano dipende da diversi fattori. È fondamentale tenere conto dei desideri della persona ma, allo stesso tempo, non bisogna trascurare la finalità terapeutica dell’attività e, quindi, proporre attività che stimolino e mantengano attivo un aspetto cognitivo o psicologico specifico. È importante valorizzare le preferenze personali per evitare che l’attività risulti sconfortante e che l’anziano si percepisca non capace e avverta la progressiva perdita di abilità. Tali aspetti, infatti, potrebbero avere un effetto controproducente incrementando il senso di inutilità e diminuendo il senso di autoefficacia percepita della persona. Per evitare che la persona provi un senso di frustrazione per non riuscire a portare termine il compito, è consigliabile enfatizzare il divertimento e il piacere derivante dall’attività stessa, semplificando le procedure e concentrando l’attività in tempi non troppo prolungati. 

Quindi… 

Impegnare l’anziano in attività ricreative è utile nella misura in cui, tali attività migliorano la percezione che l’anziano ha di se stesso, incrementando i livelli di autostima, di autonomia e di libertà di scelta. Infatti, il controllo comportamentale percepito, che fa riferimento alla facilità o difficoltà percepita in un certo compito, è un fattore determinante nel momento in cui l’anziano deve scegliere se impegnarsi o meno in una determinata attività. Inoltre, il mantenersi attivi aiuta a prevenire e contrastare gli effetti biologici tipici del processo di invecchiamento. Infine, non bisogna dimenticare che anche l’anziano apprende cose nuove e sviluppa nuove abilità, pertanto è fondamentale metterlo nella condizione di poterlo fare, adeguando l’ambiente alle sue risorse.

Fonti:
De Beni, R., Borella, E. (2015). Psicologia dell’invecchiamento e della longevità. Bologna: Il Mulino.

Mercoledì, 17 Novembre 2021